Tutte le scuderie del grande Alberto Ascari

Tutte le scuderie del grande Alberto Ascari

Alberto Ascari è stato uno dei piloti più forti di tutti i tempi, uno dei pochi ad aver gareggiato sia con le due che con le quattro ruote.

Viene ricordato soprattutto per i suoi incredibili successi alla scuderia del Cavallino, poiché proprio con la Ferrari è stato campione del mondo di Formula 1 per due anni consecutivi (nel 1952 e nel 1953): un’impresa straordinaria che non è più riuscita a nessun altro pilota italiano dopo di lui.

Tuttavia, la sua carriera, seppur breve a causa di un fatale incidente avvenuto in pista quando aveva solo 36 anni, è stata molto intensa e variegata.

Oltre alla Ferrari corse al volante di Alfa Romeo, Maserati e Lancia, casa automobilistica che dopo la sua tragica morte si ritirò da ogni attività agonistica.

 

Ascari esordì con le quattro ruote nel 1940, in occasione della Mille Miglia, alla guida di una Auto Avio Costruzioni fornitagli niente meno che da Enzo Ferrari, ma fu poi costretto a sospendere la sua carriera da pilota a causa dello scoppio della guerra.

Nel 1947 riprese a correre su impulso del suo amico fraterno Luigi Villoresi che gli aveva procurato un contratto con la Maserati.

Proprio in quell'anno ottenne anche la sua prima vittoria presso il cicuito di Modena, un successo che risulta essere il primo per il modello A6 GCS, il quale aveva debuttato in quella gara.

 

Nel luglio del 1948, a seguito della tragica scomparsa di Achille Varzi nel Gran Premio di Svizzera, Ascari venne poi contattato dall'Alfa Romeo per partecipare al Gran Premio di Francia sul circuito di Reims.

Nonostante un ottimo terzo posto finale, però, il pilota decise di continuare la stagione con la Maserati: la corsa francese fu infatti l’unica della carriera disputata per la Casa automobilistica del Biscione che rese tanto famoso il padre Antonio.

 

Nel 1949 arrivò invece la chiamata di Enzo Ferrari. Ascari firmò con l’emergente scuderia Ferrari e da quel momento iniziò il periodo migliore della sua carriera.

Proprio alla guida delle vetture di Maranello, ottenne la definitiva consacrazione internazionale aggiudicandosi nel corso dell'anno il Gran Premio di Bari, quello di Svizzera, il BRDC International Trophy e soprattutto il Grand Premio d'Italia, emulando così il padre che si era aggiudicato la corsa nel 1924.

Con la Ferrari arrivarono anche gli strepitosi successi delle stagioni 1952 e 1953, che valsero al pilota il doppio titolo di campione del mondo e alcuni record ancora oggi imbattuti come la più alta percentuale di vittorie in una stagione (75%, 6/8 nel 1952) e il maggior numero di giri veloci consecutivi (7, dal Gran Premio del Belgio 1952 al Gran Premio d’Argentina 1953).

 

La coppia Ascari-Ferrari sembrava imbattibile e nessuno si sarebbe aspettato un divorzio.

L’inaspettato invece avvenne e, nel gennaio del 1954, il campione decise di abbracciare il progetto sportivo di Gianni Lancia e firmare un contratto con la scuderia torinese.

Il debutto con la nuova marca avvenne a marzo, in occasione della 12 Ore di Sebring, in cui le Lancia si dimostrarono veloci, anche se estremamente fragili: Ascari fu costretto al ritiro mentre si trova in seconda posizione.

 

Anche se le vetture da Gran Premio Lancia (le D50) non erano ancora pronte, Ascari poté lo stesso correre per il campionato mondiale di Formula 1 grazie ad una speciale deroga concessagli dalla Lancia.

Partecipò quindi alle gare al volante di una Maserati 250F e, in occasione del Gran Premio d’Italia a Monza, con una Ferrari, nel tentativo di contrastare la Mercedes che era ritornata alle corse con Fangio.

 

Nell’ottobre del 1954 le Lancia D50 furono finalmente pronte e il pilota poté esordire al volante della nuova vettura in occasione all'ultima prova del mondiale a Barcellona.

Nonostante Ascari avesse segnato il miglior tempo in tutte le sessioni di prova conquistando così la sua quattordicesima pole position, in gara fu purtroppo costretto al ritiro dopo appena dieci giri a causa di un guasto alla frizione.

Malgrado ciò, riuscì comunque a realizzare il giro più veloce, il dodicesimo in una corsa iridata, dimostrando che era finalmente pronto per sfidare le Mercedes e a batterle.

 

A quel punto tutti si aspettavano grandi cose per la stagione 1955, ma il pilota morì in pista il 26 maggio 1955.

Non su una Lancia, come ci si aspetterebbe, ma a bordo di una Ferrari. Senza numero.

Non era in gara: erano le prove di una corsa a cui, a dirla tutta, non risultava neanche iscritto.