La scommessa Lancia e la sfortunata stagione 1954

La scommessa Lancia e la sfortunata stagione 1954

A volte le cose più ovvie non sono poi così tanto ovvie.

Nel dicembre del 1953 il grande pilota Ascari e il suo caro amico e collega Villoresi si recano a Modena per discutere il nuovo contratto con la Ferrari, in quanto la scadenza del precedente è prevista per fine anno.

Anche se i due a breve saranno ufficialmente liberi di orientare la propria carriera dove meglio credono, nessuno si aspetta il loro allontanamento dalla scuderia del Cavallino, in particolare quello di Ascari, reduce da una stagione impressionante che l’ha visto laureato campione del mondo per la seconda volta consecutiva.

 

Ascari giunge quindi a Modena per un colloquio con Enzo Ferrari. È la prassi: tutto sembra facile e scontato, soprattutto la firma del campione, ma le cose vanno diversamente.

Il contratto rimane in bianco, sancendo l’abbandono della Ferrari da parte del pilota, e nel gennaio del 1954 arriva la firma presso la scuderia torinese Lancia. Ascari ha altri piani: abbracciare il nuovo progetto sportivo di Gianni Lancia volto a condurre la sua azienda nel mondo della Formula 1.

 

Già da tempo è noto a tutti che Ascari sta ricevendo altre offerte, anche molto profumate.

Il contratto Lancia è davvero vantaggioso: il compenso per il campione viene fissato ad un minimo di 25 milioni di lire aumentabili a 30, che la scuderia si impegna a versargli in ogni caso, anche nell’ipotesi che gli ingaggi e i premi non raggiungano tale cifra.

Finisce così il virtuoso sodalizio Ascari-Ferrari a favore di uno nuovo, inedito, che lascia increduli i numerosissimi tifosi.

Alla Ferrari resta il rammarico di non aver potuto offrire quanto altre case automobilistiche hanno assicurato al campione in un’epoca in cui è in atto una vera e propria “caccia” ai piloti più abili, ai cosiddetti assi.

 

È il 20 febbraio 1954 e Ascari si trova a Torino, all’Aeroporto di Caselle, per compiere il primo collaudo della D50, l’inedita Formula 1 della marca piemontese.

Lo sviluppo e la messa a punto della monoposto, tuttavia, richiederanno ancora molti mesi e l’esordio in gara potrà avvenire solo a fine stagione.

È presente anche Gianni Lancia in persona, con cui scatta una fotografia che rimarrà nella Storia.

 

Il debutto con la nuova marca avviene a marzo, in occasione della 12 Ore di Sebring.

Le Lancia sono veloci, ma davvero fragili, così Ascari è costretto al ritiro mentre si trova in seconda posizione.

La competizione successiva ha esito completamente diverso: Ascari si presenta al via della Mille Miglia con una Lancia D24 barchetta e conquista un inatteso successo, il primo per la scuderia torinese.

Sempre su una vettura Sport è poi impegnato ad Oporto con una monoposto con motore da 3800cc, ma si ritira per un guasto a sei giri dal termine.

 

La Lancia può ancora solo gareggiare nella categoria sport perché le vetture da Gran Premio, le D50, non sono ancora pronte.

Ascari riceve quindi una speciale deroga dalla Lancia che gli permette di correre per il Campionato mondiale di Formula 1 al volante di una Maserati 250F e, in occasione del Gran Premio d’Italia a Monza, con la Ferrari, nel tentativo di contrastare la Mercedes che era ritornata alle corse con Fangio.

Il pilota conclude ogni corsa con un ritiro e la stagione 1954 si rivela in generale piuttosto sfortunata.

 

Ad ottobre le Lancia D50 sono ultimate e il pilota esordisce finalmente al volante della nuova vettura in occasione all'utlima prova del mondiale a Barcellona.

Ascari riesce a segnare il miglior tempo in tutte le sessioni di prova conquistando così la sua quattordicesima pole position, ma in gara è purtroppo costretto al ritiro dopo appena dieci giri a causa di un guasto alla frizione.

In quell’occasione riesce comunque a realizzare il giro più veloce, il dodicesimo in una corsa iridata.

 

Nonostante un po’ di sfortuna, sembra ormai chiaro che la stagione successiva sarà un successo: grazie alle nuove e velocissime vetture da Gran Premio Lancia, è finalmente pronto a misurarsi con le Mercedes, finora trionfatrici, e a batterle.

Ma, ancora una volta, le cose non sono così ovvie.