Chi sbaglia finisce in acqua!

Chi sbaglia finisce in acqua!

“Chi sbaglia qui finisce in acqua”. Aveva esclamato proprio così all’amico Villoresi mentre qualche giorno prima dell’incidente percorrevano insieme a piedi il circuito di Montecarlo in cui avrebbero corso in occasione del Gran Premio di Monaco.
Un’esclamazione che suona oggi come un presentimento: i due amici si trovavano proprio nel punto in cui, due giorni più tardi, Alberto Ascari sarebbe volato in mare dopo aver perso il controllo dell’auto.

Agli occhi del pilota stesso, infatti, quel punto era sembrato piuttosto pericoloso: il tratto di circuito in questione si svolgeva sul lungomare lastricato per i pedoni in cui vi erano mattonelle di cemento lucido e non, invece, asfalto su cui le gomme possono “mordere”.

Questo più alcune circostanze sfortunate avrebbero causato il rocambolesco incidente che ancora oggi si ricorda con meraviglia e le cui cause reali sono rimaste tuttora sconosciute.
 

Esistono infatti molte versioni, tra cui le più probabili sono tre.

Secondo la prima, Ascari sarebbe stato accecato dalla nube di fumo che la vettura dell’inglese Moss spandeva e che all’interno del tunnel avrebbe del tutto annullato la visibilità del pilota; altri testimoni oculari, invece, giuravano di aver visto la monoposto Lancia D50 urtare di striscio il marciapiedi di destra rimbalzando dalla parte opposta con il muso rivolto verso il mare; un’ultima versione, quella condivisa anche dallo stesso Ascari, infine, afferma che il pilota sarebbe scivolato su una chiazza d’olio che la Mercedes di Moss aveva lasciato sulla pista.

 

Qualunque sia la vera ragione, quello che è certo è che mentre Ascari era solo in testa, grazie ai ritiri di Juan Manuel Fangio per la rottura di una trasmissione al 50° giro e di Stirling Moss, finito fuori pista con la Mercedes fumante al 77°, all’uscita del tunnel all’81° giro perse il controllo della sua monoposto, sfondò le barriere e finì in mare, nel porto. Proprio come aveva predetto.

Nascosto tra le balle di fieno che fungevano da barriere c'era un pilastro di ferro che l’auto mancò per soli trenta centimetri.

Per tre lunghissimi secondi tutti smisero di respirare, poi un casco azzurro apparve balenando sulla superficie dell'acqua.

Fortunatamente il pilota, non essendo ferito gravemente, riuscì con facilità a liberarsi dalla vettura finita dieci metri sotto l'acqua ed a riemergere poco dopo, quasi illeso (riportò solo una frattura al naso).

Vinse la gara Trintignant, che aveva condotto su una Ferrari una corsa veloce ma regolare, assistendo alla progressiva uscita di scena di tutti i piloti che aveva davanti a sé alla fine del 10° giro.

 

Era il 22 maggio 1955 e Ascari uscì miracolosamente incolume da un terribile incidente. A qualcuno deve essere sembrato un pilota molto fortunato, ma il destino lo attendeva inesorabilmente quattro giorni dopo presso l’Autodromo di Monza.