C’era una volta il Gran Premio del Valentino

C’era una volta il Gran Premio del Valentino

Oggi, soprattutto durante i fine settimana della bella stagione, non è difficile incontrare lungo i viali di uno dei più famosi parchi pubblici torinesi, quello del Valentino, numerosi cittadini intenti a fare sport, in particolare ciclisti e podisti.

Più difficile è invece immaginare che un tempo, proprio in quei viali, rombavano i motori della Formula 1. Dobbiamo sforzare la nostra mente e tornare indietro di oltre 60 anni per riuscire a vederli lì: Nuvolari, Varzi, Villoresi, Ascari, tutti insieme in un circuito ormai dai più dimenticato, quello del Gran Premio di Torino (conosciuto anche come Gran Premio del Valentino).

 

Tra il 1935 e il 1955, infatti, proprio lungo i viali del parco e sul rettilineo di corso Massimo D’Azeglio si snodava un circuito su cui si svolsero dieci gare ufficiali di Formula A, competizione automobilistica precedente alla Formula 1. Si trattava di una pista di 4,2 chilometri, che i piloti dovevano ripetere 90 volte, per un totale di 378 chilometri.

 

La gara era organizzata dalla sezione torinese dell’Automobile Club d’Italia e vedeva alla partenza autovetture dotate di motori turbocompressi fino a 1,5 l di cilindrata o a pressione atmosferica sino a 4,5 l.

L’edizione forse più celebre fu l’ultima, quella tenutasi il 27 marzo 1955 e conosciuta come il VII Gran Premio del Valentino. La corsa, che era extra-campionato, fu vinta da Alberto Ascari al volante di una Lancia D50 numero 6.
 

Il campione, partito in pole position, si fece sorprendere alla partenza dalle Maserati di Luigi Musso, Roberto Mieres e Jean Behra. Il quartetto di piloti rimase compatto finché, al ventunesimo giro, Musso, che era al comando, uscì di pista a causa della rottura di un tubo dell'olio lasciando il comando ad Ascari.

Da quel momento superare il pilota milanese diventò impossibile.

Arrivò così il primo storico successo per la scuderia Lancia in un Gran Premio di Formula 1 che sancì il ritorno alla vittoria nella massima serie automobilistica del due volte campione del mondo, il cui ultimo successo risaliva al Gran Premio iridato di Svizzera del 1953.

 

Sfortunatamente solo due mesi più tardi Ascari morì in un incidente sul circuito di Monza e, nel dicembre di quell’anno, venne apposta dalla sezione torinese dell’Automobile Club d’Italia una targa in ricordo della sua vittoria nell’ultima edizione del Gran Premio cittadino.

All’interno di una piazzola commemorativa costruita proprio in corrispondenza della casella di partenza da cui partì, la targa a lui dedicata è ancora oggi visibile davanti al castello del Valentino.

Incastonata in marmo bianco, recita “6, Alberto Ascari, 1955” in onore di una delle ultime vittorie di un grandissimo pilota italiano.