Alberto Ascari: il supereroe dell’automobilismo italiano

Alberto Ascari: il supereroe dell’automobilismo italiano

 

Quello dello sport è un mondo estremamente interessante, fatto di dedizione, pratica, sudore, divertimento, competizione e anche un pizzico di fortuna.

Ci sono i bravi atleti, che eseguono alla perfezione una serie di mosse al fine di arrivare all’agognata vittoria, e i fuoriclasse.

Ma poi ci sono loro: le leggende.
Alberto Ascari è una di quelle.

 

Re delle quattro ruote, è ancora oggi - a più di sessant’anni dalla sua morte - l’ultimo pilota iridato italiano e l’unico ad aver conquistato due titoli mondiali.

Attualmente detiene anche importanti record finora imbattuti come il maggior numero di giri veloci consecutivi e la più alta percentuale di vittorie in una stagione.

Enzo Ferrari, con cui nel 1949 firmò un contratto che diede il via ad una serie di stagioni vincenti culminate con la doppietta iridata, diceva di lui che quando guidava non poteva essere sorpassato tanto facilmente, anzi, che di fatto era impossibile farlo.

Quando Ascari era in testa, infatti, non c’era partita: era irraggiungibile.

 

Tuttavia, a vederlo di persona, non v’era alcuna traccia di quella grinta che dimostrava in pista.

Aveva un po’ le caratteristiche del classico supereroe: nella vita normale pareva un insospettabile impiegato milanese dall’aria bonaria ma, indossati maglietta e casco azzurri e sceso in pista, si trasformava.

Insomma, una sorta di Clark Kent dell’automobilismo.

Proprio a causa del suo aspetto mite e tranquillo era stato soprannominato “Ciccio” (nome con cui era anche affettuosamente appellato dai numerosi tifosi) dal padre, il pilota degli anni ’20 Antonio Ascari, morto a 36 anni in seguito ad un incidente durante il Gran Premio di Francia. 

Esattamente 30 anni più tardi, il 26 maggio 1955, anche Alberto, che nel frattempo è stato cinque volte campione d'Italia, due del mondo ed ha già corso al volante di Alfa Romeo, Maserati, Ferrari e Lancia, perse la vita alla stessa età del padre a causa di un misterioso incidente avvenuto presso l’Autodromo di Monza.

 

Ancora oggi, in quasi 65 anni, nessuno dei nostri piloti è mai riuscito ad emulare Ascari nella conquista del campionato del mondo. Ci provarono Eugenio Castellotti, Luigi Musso, Giancarlo Baghetti, Lorenzo Baldini, Lodovico Scarfiotti, Michele Alboreto, Riccardo Patrese e altri dopo di loro, ma mancava sempre qualcosa.
Insieme alla carriera di uno dei piloti più forti di tutti i tempi, quel maledetto giorno di maggio finì tragicamente anche uno straordinariamente florido periodo per l’automobilismo italiano.

Quello che ci resta oggi è una leggenda, un nome scritto ad inchiostro indelebile tra le pagine della Storia delle corse automobilistiche.