Io obbedisco solo ad una passione.

Le corse.

Senza non saprei vivere!

L'iniziativa

6, Alberto Ascari, 1955.
Sono incastonati in marmo bianco nel terreno del parco del Valentino il nome del pilota, il suo numero di gara e l’anno in cui vinse l’ultimo Gran Premio del Valentino.
Tra il 1935 e il 1955, infatti, i viali del parco hanno visto svolgersi dieci gare ufficiali di Formula A (oggi Formula 1) a cui parteciparono i più grandi pionieri dell’automobilismo sportivo, campioni del calibro di Nuvolari, Varzi, Villoresi e ovviamente Ascari.
L’ultima gara, tenutasi il 27 marzo 1955, fu vinta da quest’ultimo a bordo della Lancia D50 numero 6, la cui casella di partenza è ancora oggi visibile grazie ad una piazzola realizzata nel dicembre di quell’anno.
Il campione sarebbe morto due mesi più tardi in seguito ad un incidente sul circuito di Monza.

Attualmente la piazzola presenta alcune mancanze e rotture nelle lettere e nelle lastre che la delimitano, molto probabilmente dovute al passaggio dei veicoli e agli agenti atmosferici.
È quindi evidente che la piazzola commemorativa dell’ultima vittoria di un grandissimo pilota italiano come Alberto Ascari necessiti di un intervento di restauro mirato.

L’associazione di promozione sociale denominata "ARTES - APS", che opera nei settori dell’arte, della cultura e del restauro, ha raccolto questa sfida e, nel centenario della nascita del pilota nonché nel giorno dell’anniversario della posa della piazzola, ha lanciato un progetto volto a ripristinare il conglomerato bituminoso dell’area antistante l’entrata del Castello del Valentino, in cui è presente la piazzola stessa.
Dopo il recupero del bunker antiaereo sotto Palazzo di Città e dell’ara votiva nel Parco della Rimembranza per i caduti della Grande Guerra, con questo intervento intende proseguire la sua missione di valorizzazione e restauro dei molti monumenti presenti sul nostro territorio purtroppo sempre più spesso dimenticati.

Puoi sostenere la nostra iniziativa in pochi semplici passaggi!

I beni storico-artistici e culturali sono beni comuni e, al fine della loro preservazione, hanno bisogno che venga riconosciuto un ruolo attivo alla società civile.
La campagna “Sei Ascari” si propone come strumento per permettere al singolo di contribuire in prima persona a rendere sostenibile e far sviluppare la cultura e l’arte quali asset principali del nostro Paese e valori fondanti della nostra comunità.
In particolare, contribuirai a rendere immortale il ricordo di uno dei più grandi piloti italiani di tutti i tempi.

PRESTO DISPONIBILE LA CAMPAGNA SU EPPELA!

La vita del grande pilota Alberto Ascari, tuttora l’unico italiano ad aver conquistato due titoli mondiali di Formula 1, è ricolma tanto di successi quanto di sfortunate coincidenze. Nelle righe seguenti la ripercorreremo interamente, dagli esordi con le due ruote ai suoi importanti successi ottenuti soprattutto in Ferrari, dai numerosi record che ancora detiene alle sue bizzarre superstizioni e, infine, dal rocambolesco incidente a Monaco alla sua misteriosa morte in pista pochi giorni più tardi.

Gli esordi

Alberto Ascari nasce il 13 luglio 1918 in una casa di corso Sempione, a Milano. 
Suo padre, il celebre pilota degli anni ’20 Antonio Ascari, muore prematuramente in seguito ad un incidente avvenuto nel circuito di Montlhéry durante il Gran Premio di Francia. Alberto avrebbe compiuto 7 anni due settimane più tardi. 
Malgrado questa perdita, sviluppa ben presto dentro di sé il desiderio di intraprendere la carriera del padre. 
Per questo, di nascosto dalla madre, inizia a partecipare alle corse motociclistiche, pagate con il vocabolario di greco che lui vende più volte nonostante lei glielo ricompri ogni volta.

Il passaggio alle quattro ruote avviene naturalmente, come d’altronde ci si aspetta da un “figlio d’arte”.
Debutta quindi nel 1940, in occasione della Mille Miglia, alla guida di una Auto Avio Costruzioni 815 fornitagli da Enzo Ferrari, grande amico del padre.
Appare subito chiaro che il ragazzo ha stoffa da vendere.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale Alberto è costretto ad interrompere momentaneamente la sua carriera automobilistica, si sposa e diventa padre di due figli. 

L’incredibile carriera

Nel 1947, su impulso del suo caro amico Luigi Villoresi che gli procura un contratto con la Maserati, riprende a correre.
Ritenuto ormai una delle migliori promesse dell'automobilismo italiano, due anni più tardi firma un contratto con l’emergente Scuderia Ferrari.

Il resto è leggenda. 

Nel 1952 regala alla squadra del cavallino il primo titolo iridato della sua storia vincendo tutte e 6 le gare a cui prende parte e, un anno più tardi, si ripete in un testa a testa con l’argentino Juan Manuel Fangio su Maserati e con il compagno di squadra Nino Farina, vincendo le prime 3 gare e stabilendo così il record di vittorie consecutive.
Ad oggi Alberto Ascari risulta ancora essere l’ultimo pilota iridato italiano e l’unico ad aver conquistato due titoli mondiali.

Nel gennaio del 1954 Ascari decide di abbracciare il progetto sportivo di Gianni Lancia quindi lascia la Ferrari firmando un contratto con la scuderia torinese. 
Le nuove Lancia sono veloce ma fragili, ancora non ottimali per correre, e la stagione 1954 si rivela piuttosto sfortunata.
Nel 1955, però, la Lancia D50, la vettura da Gran Premio, è finalmente pronta a misurarsi con le Mercedes, finora trionfatrici, e a batterle.

L’incidente di Monaco

È il 22 Maggio 1955 e al Gran Premio di Monaco c’è grande aspettativa.
Le Mercedes dominano fin da inizio gara ma, successivamente, si dimostrano fragili: l’argentino Fangio prima e Moss poi si ritirano per problemi tecnici. 
Ascari, alla guida della Lancia, è in testa all’ottantunesimo giro.
Accade però qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato. Nell'impostazione della chicane all’uscita dal tunnel il pilota perde il controllo dell'auto, sfonda le barriere e vola in mare.
Riesce fortunatamente a liberarsi dalla vettura finita dieci metri sott’acqua e ne esce incolume.
Il pilota sembra essere fuggito per miracolo ad un destino fatale.

La morte

Quattro giorni più tardi si reca a Monza per assistere alle prove di qualificazione al Gran Premio Cortemaggiore per prototipi dove avrebbe corso il suo amico Eugenio Castellotti
Improvvisamente una decisione insolita: quella di sedersi al volante per alcuni giri di prova. 
Si mette alla guida venendo meno a tutte le sue abitudini scaramantiche: prima fra tutte, non prendere mai in mano un volante il giorno 26, giorno della morte del padre. Non indossa il suo casco azzurro né la sua maglietta portafortuna, è in camicia e cravatta e in testa ha il casco di Castellotti, che gli presta anche gli occhialoni da guida.

Dopo tre giri imprevedibilmente sbanda e, capovolgendosi due volte dopo un testacoda, viene sbalzato fuori dal mezzo. Muore sul colpo schiacciato sotto il peso della vettura. 
Ci lascia così uno dei più grandi automobilisti italiani di tutti i tempi, campione in un’epoca in cui è davvero il pilota a fare la differenza, non potendo contare sulle magie dell’ingegneria automobilistica ancora agli albori.

Le circostanze della sua morte sono ancora un mistero. Si parlerà di malore, di errore del pilota, di guasto tecnico, ma l’amico Villoresi giura che non possa essersi trattato di null’altro se non di un attraversamento improvviso della carreggiata da parte di una persona, che avrebbe indotto Ascari ad un cambio repentino di direzione con la conseguente perdita del controllo dell’auto.

Palmarés

GP disputati: 32
Mondiali vinti: 2 (1952, 1953)
GP vinti: 13
Podi: 17
Punti ottenuti: 140
Pole position: 14

L'Associazione Artes

L’Associazione Artes aps nasce nell’estate del 2014 per volere di un gruppo di artigiani dell’eccellenza piemontese e di alcuni progettisti.
Il suo fine è quello di creare sinergie ponendosi tra queste figure come tavolo d’incontro e favorendo quindi un processo che appare sempre più distante ed incomprensibile.

Lo scopo, dapprima prettamente divulgativo e volto ad offrire una risposta a domande quali
cos’è un’attività artigianale, cos’è un artigiano o come questo mondo produttivo-culturale può fare squadra con la progettazione moderna, con il design e il mondo della comunicazione, si arricchisce grazie alla necessità di impegnarsi in eventi culturali, dibattiti e operazioni di protezione e valorizzazione del patrimonio culturale della società.